Politiche per la disabilità
Trattiamo in questa sezione l’Inclusione sociale come fenomeno complesso; partiamo dall’intento di occuparci di coloro che hanno accesso al Mercato del Lavoro - nonostante ostacoli di vario tipo (sociale, culturale, …) -, in primis i cittadini diversamente abili, per arrivare alle disfunzionalità che impediscono ai soggetti deboli/svantaggiati di integrarsi nel sistema sociale nel suo insieme. In particolare l’Italia è impegnata da tempo, sia a livello centrale che regionale, nella applicazione del principio di inclusione sociale attraverso l’occupazione, sulla base di un percorso che è confluito nella L.68/99, legge che ha riformato l’inserimento lavorativo delle persone disabili attraverso il cosiddetto “collocamento mirato”.
La lotta contro la povertà e l'esclusione sociale resta una sfida primaria per tutta l'Unione europea. Con l’adozione nel 2000 delle politiche di Lisbona è stata varata una strategia integrata di riforma – rivisitata e rafforzata nel recente Consiglio di primavera del marzo 2005 - per fare dell’Europa la società fondata sulla conoscenza più competitiva al mondo, con più posti di lavoro e di migliore qualità, e una maggior coesione sociale, grazie a politiche complementari in grado di affrontare le necessità della concorrenza, dell’occupazione, del progresso sociale e della sostenibilità ambientale. E’ stato pertanto rafforzato il valore produttivo delle politiche sociali ed è stato allargato il loro raggio di azione. Un’apposita Agenda sociale ne ha identificato le priorità, con la consapevolezza che resta prioritaria l'esigenza fondamentale di impostazioni differenziate per ogni Stato membro, dato che le politiche sociali devono adattarsi a sfide diverse.
L'impostazione adottata dagli Stati membri, infatti, varia notevolmente in funzione della situazione iniziale, del regime di sicurezza sociale e dell'esperienza nel promuovere strategie di lotta alla povertà. Per contrastare la povertà e l'esclusione sociale gli Stati membri hanno rafforzato i meccanismi istituzionali secondo un’impostazione integrata, recependo così le problematiche dell'inclusione sociale nella formazione delle politiche nazionali.
Anche in Italia si è prestata maggior attenzione al coordinamento tra i diversi settori e livelli di governo, al fine di ottenere risposte più integrate. È stato adottato il metodo di coordinamento aperto, in applicazione dei principi di governance e sussidiarietà europei, sia a livello verticale (Stati, governi regionali, enti locali), che orizzontale (rinnovata partecipazione di organizzazioni profit e non profit, parti sociali, etc.), in concomitanza con l’acquisizione progressiva da parte delle Amministrazioni regionali di competenze non solo di programmazione e d’indirizzo, ma anche e soprattutto di una maggior autonomia legislativa. Inoltre, da un lato, a livello europeo, la coesione economica e sociale viene perseguita essenzialmente tramite la politica regionale dell'Unione; dall’altro, in Italia, si è assistito all’affermazione di modelli regionali distinti di approccio di welfare, sia per scelte politico-organizzative che per impostazione di rapporti tra soggetti attivi sul territorio, che hanno portato alla costituzione di organismi di Coordinamento ad hoc tra le Regioni e le Province Autonome a livello politico e tecnico.
A livello europeo, l'elaborazione e l'applicazione dei Piani d’Azione Nazionali contro la Povertà e l’esclusione sociale (Nap/Inclusione), da parte di tutti gli Stati membri dimostra chiaramente l'intenzione di intensificare la lotta alla povertà e all'esclusione sociale. La stessa analisi effettuata sulla seconda generazione di Nap/Inclusione presentati dagli Stati membri nel 2003, ha evidenziato la natura pluridimensionale dell’esclusione sociale, rispetto alla quale la Commissione si è riproposta di dare luogo ad azioni mirate a combatterla attraverso un’ampia gamma di misure di reciproco sostegno fra le politiche economica, occupazionale e sociale. E su questa medesima linea si muovono le Regioni italiane: contrastare l’esclusione sociale con rinnovate forze di coordinamento e di incisività strategica.
Ultimi documenti inseriti:
- 22-04-2010 -
Decreto ministeriale n. 39 del 22 aprile 2010
Iscrizione agli elenchi del sostegno per l'anno 2010-2011
in Disabilità e integrazione - 21-04-2010 -
Consiglio di Stato decisione n. 2231/2010 del 21 aprile 2010
Il Consiglio di Stato ha stabilito che gli alunni con disabilità hanno diritto all'insegnante di sostegno, nella misura motivatamente necessaria per perseguire al meglio l'obbiettivo dell'integrazione del disabile nelle condizioni date, con l'eventuale ricorso ad assunzione "in deroga"; ciò non comporta automaticamente il diritto ad ottenere un insegnante di sostegno per l'intero monte ore di frequenza settimanale.
in Disabilità e integrazione - 15-04-2010 -
Circolare ministeriale n. 38 del 15 aprile 2010
Integrazione scolastica degli alunni con disabilità – Legge 440/97. Piano di riparto fondi per l’arricchimento e l’ampliamento dell’offerta formativa e per gli interventi perequativi.
in Disabilità e integrazione

