Mercato del lavoro, il trend registrato da Inapp

Pubblicato Mercoledì, 05 giugno 2024

L’andamento del mercato del lavoro negli ultimi dieci anni è quanto analizzato nel Rapporto Plus 2023 di Inapp (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche), un’indagine che l’Istituto realizza dal 2005 su un campione di 45.000 individui dai 18 ai 74 anni. La rilevazione si concentra sui tradizionali ambiti di studio del mercato del lavoro, a cui si aggiungono tematiche trasversali per garantire una lettura più ampia possibile del fenomeno.

I dati relativi al mercato del lavoro vengono comparati tra gli anni 2011 e 2022. Dall’analisi emerge una forte staticità delle condizioni occupazionali: il 98,9% degli occupati nel 2021 permane in occupazione a distanza di un anno, oltre 13 punti percentuali in più rispetto a quanto si registra osservando le transizioni tra il 2010-2011 (86,5%). Allo stesso tempo coloro che permangono nella disoccupazione a distanza di dodici mesi passano dal 58,4% del 2010-11 al 94,5% del 2021-22. Inoltre, se nel biennio 2010-11 il 10,6% degli inattivi o studenti accedeva al mercato lavoro, a distanza di un decennio questa quota scende allo 0,4%.

L’andamento dei salari suggerisce uno scenario simile, mentre differenze significative si registrano per il tempo di ricerca di un’occupazione tra gli inoccupati, specialmente tra i giovani e gli under 50. Se i 18-29enni nel 2011 attendevano in media oltre 22 mesi per trovare un’occupazione, nel 2022 questa sospensione dall’occupazione si riduce di due terzi attestandosi a 7 mesi. Una riduzione simile interessa anche i 30-49enni anche se con intensità minori specialmente per la componente maschile (da 30 a 24 mesi per gli uomini e da 44 a 12 mesi per le donne). Questo segnale di dinamicità del mercato del lavoro si associa però anche a un significativo aumento di chi ha un titolo terziario tra la popolazione disoccupata e inoccupata: nel periodo osservato, tra i disoccupati la quota di laureati si incrementa di quasi 8 punti percentuali (rispettivamente 9,2% e 17%), mentre tra gli inoccupati la quota addirittura più che raddoppia passando dal 12,8% al 27,9%.

La principale porta d’accesso all’occupazione è costituita da canali informali e, in particolare le conoscenze; questo elemento incide anche sull’instabilità del contratto di lavoro: il 43,5% dei nuovi ingressi in occupazione si concretizza in accordi informali, lavoro intermittente o addirittura nella non conoscenza del contratto (nel 2011 si era al 18,7%), cui si aggiunge un 22,3% (23,8% nel 2011) di occupazioni a tempo determinato. Gli ingressi a tempo indeterminato si attestano sul 30,5% (erano al 26,2% nel 2011).

Una situazione che colpisce in particolare i giovani, soprattutto nel delicato passaggio tra scuola e lavoro. I 18-29enni lamentano soprattutto la scarsa qualità delle offerte di lavoro: per uno su due le proposte sono brevi o sottopagate, per il 37% (che sale al 45% tra i 18-24enni) le proposte prevedono mansioni modeste e a rischio di sotto-inquadramento, mentre il 36,5% dichiara che non ci sono servizi di inserimento al lavoro adeguati e che si è sentito solo nel passaggio tra scuola e lavoro.

Ma i giovani però il lavoro lo cercano e soprattutto attraverso i canali formali: tra il 2020 e il 2022 quasi il 14% dei 18-29enni si è recato presso un centro per l’impiego (contro l’8,2 dei 30-49enni); una percentuale lievemente inferiore (12,6%) si è rivolta alle agenzie di somministrazione di lavoro (7,7% tra i 30-49enni) e più di 1 su 10 si è interfacciato con società di ricerca e selezione del personale (6,4% per i 30-49enni).

E quando i giovani il lavoro lo trovano non sempre sembra essere in linea con il titolo di studio posseduto: circa il 20% dei 18-29enni (13% riferito agli occupati con 50 anni e più e 17% tra i 30-49enni) si percepisce sovra istruito a fronte di un valore medio del 16%. E questo comporta il desiderio di lasciare il lavoro, il 19,4% degli occupati tra i 18 e i 29 anni ha pensato di dimettersi; un disagio che resta piuttosto diffuso a livello generale interessando il 14,6% del totale degli occupati.

Per maggiori dettagli consulta il Rapporto Plus 2023 di Inapp.