06/11/2026
Nella tredicesima edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) l’Istat torna a registrare la qualità della vita delle persone, la sostenibilità del progresso e la distribuzione del benessere nella popolazione e sul territorio in Italia.
Grazie all’analisi di un ampio set di indicatori statistici (148), il Rapporto offre una lettura approfondita dei livelli, delle tendenze e delle disuguaglianze di benessere che si possono osservare nei 12 domini in cui si articola il framework Bes: Salute; Istruzione e formazione; Lavoro e conciliazione dei tempi di vita; Benessere economico; Relazioni sociali; Politica e istituzioni; Sicurezza; Benessere soggettivo; Paesaggio e patrimonio culturale; Ambiente; Innovazione, ricerca e creatività; Qualità dei servizi.
Questa edizione approfondisce gli andamenti più recenti e le tendenze nel periodo 2014-2025, con particolare attenzione all’analisi delle disuguaglianze. Il Rapporto Bes si apre con un capitolo introduttivo di sintesi che offre una visione di insieme degli andamenti recenti e di lungo periodo degli indicatori, mettendo in evidenza eventuali cambiamenti in atto o inversioni di tendenza. Viene poi presentata una lettura sintetica del benessere nelle regioni e, per gli indicatori per cui sono disponibili i dati, un confronto del benessere in Italia rispetto alla media dell’Unione Europea (UE27). L’analisi si arricchisce con una lettura di più lungo periodo di una selezione di 12 indicatori, uno per ciascun dominio del Bes, che consente di delineare l’evoluzione, a partire dal secondo dopoguerra, di alcuni aspetti del benessere, tenendo conto quando possibile anche delle differenze di genere e per territorio.
In Italia dei 132 indicatori per cui è possibile il confronto con l’anno precedente, 54 migliorano, 55 sono stabili e 23 peggiorano, evidenziando un generale avanzamento del benessere. Nel lungo periodo il quadro risulta ancora più positivo: oltre la metà degli indicatori migliora (70 su 133 per cui è possibile il confronto di lungo periodo), 24 peggiorano, mentre per 39 indicatori non è possibile stabilire una tendenza univoca.
Il confronto con l’Europa (media UE27), basato su 40 indicatori, evidenzia una situazione più favorevole per l’Italia per 12 indicatori e meno favorevole per 18. L’Italia mostra i risultati migliori nei domini della Salute, della Sicurezza e per alcuni indicatori sull’Ambiente; le maggiori criticità nei domini dell’Istruzione e formazione, del Lavoro e conciliazione dei tempi di vita e dell’Innovazione, ricerca e creatività.
Le quote di persone con almeno il diploma e di laureati sono inferiori rispettivamente di 14,2 e 13,7 punti percentuali rispetto alla media europea, con divari leggermente più accentuati tra gli uomini. Valori inferiori all’UE27 si registrano anche per le competenze digitali almeno di base (54,3%; 60,4% UE27) e la quota di giovani che non lavorano e non studiano (Neet) resta superiore alla media europea (13,3%; 11,0% UE27).
Il tasso di occupazione è inferiore di 8,5 punti percentuali rispetto alla media europea, con un divario particolarmente ampio tra le donne (-13,3 punti contro -3,8 per gli uomini). Criticità emergono anche per il tasso di mancata partecipazione e per il part-time involontario. Quest’ultimo registra uno degli scostamenti più elevati in termini relativi (-4,6 punti percentuali nel complesso e -8,2 punti tra le donne).
Per approfondire consulta il Rapporto sul Benessere equo e sostenibile dell'Istat.